Creep è il titolo di una canzone dei Radiohead, una canzone che parla di chi non appartiene al mondo, di chi non è all’altezza, di chi è rifiutato perchè lo ritengono imperfetto o forse solo perchè ci sono persone che non stanno bene in nessun luogo. Queste sono le idee di chi, come nella canzone dei Radiohead, dice “I don’t belong here”
Questions about love..
Mi chiedo cosa sia l’amore. Io che vorrei raccontare centinaia di storie, in migliaia di modi, con milioni di voci diverse; io che amo i momenti impossibili, le storie stravaganti e soprattutto i piccoli eventi che cambiano la vita; io che studio con amore le sensazioni e i sentimenti di quegli istanti immortali mi chiedo come posso descriverli senza sapere cos’è esattamente l’amore?
Come posso raccontare agli altri i sogni che ancora non hanno fatto se sono io il primo a non sapere nemmeno cosa sia un sogno?
In fondo la vita sono chili e chili di sogni che si intrecciano dando vita a qualcosa che ci sembra di possedere, di essere nostro. La cosa che mi affascina di più è che le emozioni, gli avvenimenti, le catastrofi ci saltano addosso ma pensiamo sempre che ci appartengano intimamente.
Beh io, io che penso come tutti di essere il baricentro, il nucleo,l’anima del mondo mi chiedo cosa sia l’amore.
Mi chiedo tante cose tutte insieme, tutte si intrecciano, e mi sembra di essere di fronte ad un groviglio gigantesco e tutte le volte sono costretto a voltargli le spalle e ad andarmene. Però tutte le volte che ci torno ne sbroglio sempre un pezzetto nuovo, e così trovo la forza di continuare a provare.
Sto qui su questo letto, tra queste mura azzurre di una stanza che mi sembra di stare in cielo, tra le nuvole. Mi sembra di essere io una nuvola. Sto qui che penso, e mentre penso quel cellulare squilla. Lei, la più dolce, la migliore, la più desiderabile delle amiche mi riporta giù dalle nuvole con uno squilletto. Il solito squilletto delle tre.
Lei forse lo sa cos’è l’amore. O forse no. Lei che nel tentativo di scordarsi qualche ragazzo stronzo che se la voleva solo scopare, non fa altro che aggiungere nella sua rubrica altri numeri da cancellare.
Lei forse non saprà cos’è l’amore, ma sa dimostrami il suo affetto. Abbiamo i nostri riti, i nostri appuntamenti e questo per me è più che sufficiente. Lei che ancora non ha capito che le rubriche servono per ricordare, e non per dimenticare, posso sperare che sappia cos’è l’amore?
Io che a volte mi chiedo anche a cosa servano le rubriche, io che di domande sicuramente me ne faccio troppe, io che l’amore lo studio “per tentativi ed errori” come diceva Galilei, io a volte ho anche qualche risposta.
A volte mi ricordo che le rubriche servono a ricordare i numeri delle amiche che ti fanno gli squilli, i numeri delle amiche che devi chiamare, i numeri delle amiche con cui devi uscire per lasciare in quella stanzetta azzurra le domande e andare a cercare fuori le risposte. Le risposte a tutte le domande, e così… magari un giorno, saprai persino cosa sia l’amore.
Buone Speranze..
Ecco il succo di tutto. Gira e rigira l’ho trovato nascosto nel frutto della vita.
Il Coraggio.
Dove si nasconde il coraggio?
Un uomo, una donna, uno di noi. Si innamora, si sposa e crea una famiglia, un sottoinsieme della società. Dopo aver creato tutto questo, dopo essersi caricato di queste responsabilità scopre il suo futuro. Lo guarda da lontano, in prospettiva.
Lo guarda e …
… “che schifo!”
Cosa si fa? Bisogna scappare o rimanere?
Si è preso un impegno con qualcuno, la responsabilità di una famiglia e degli obblighi di lavoro. Con che cuore lasciare tutto questo?
Però… però aveva dei sogni! Aveva delle aspettative e delle speranze. Dei desideri a cui la sua anima è vincolato.
Con che cuore deluderli?
Il coraggio, quello vero, dove sta? Dobbiamo distruggere il mondo che abbiamo creato o sacrificarci per quel mondo che scricchiola?
Dobbiamo inseguire la vana speranza di un futuro felice o dissiparci per una vita che ci ripudia?
E non provate a rispondere perché bisogna morire prima di rispondere a queste domande, bisogna aver vissuto una vita intera. Bisogna quantomeno pensarci un paio d’ore.
Insomma: DOBBIAMO SACRIFICARE NOI STESSI PER IL MONDO INTERO, OPPURE SACRIFICARE IL MONDO INTERO PER NOI STESSI?
DOBBIAMO FALLIRE CON IL RESTO DEL MONDO (e dunque indirettamente anche con noi stessi), o DOBBIAMO FALLIRE CON NOI STESSI (e dunque indirettamente anche con il resto del mondo)?
Io non lo so. Non lo so però c’ho pensato molto e secondo me una via di mezzo c’è, e vinci solo se la percorri.
Forse se scappi da te stesso e dagli altri contemporaneamente, se prendi tempo e rimandi la scelta vivendo un doppio periodo di vita, se vivi due vite insieme forse stare nel mondo diventa una cosa…fica!
Se vivi una vita per te e una per loro, loro che guardano, loro che giudicano. Come te
Non è facile però ci si può provare e prima o poi arrivi a un punto in cui la sensazione che provi può essere sia di felicità estrema che di malinconia assoluta per una vita che vorresti rivivere.
In quell’istante decidi tutto.
Dai il voto a una vita intera, e per quel giorno…
…beh ti auguro di essere felice.
Buone speranze!
Conti in sospeso..
Perché se due più due fa quattro noi scriviamo cinque?
Perché commettiamo degli errori se sappiamo dividere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato?
Certo nessuno è perfetto, però mi chiedo:
perché?
Perché non sempre denunciamo la violenza?
Perché lasciamo che gli altri ci facciano o subiscano del male?
Perché passiamo davanti all’infelicità e tiriamo dritto?
Perché siamo sempre così arroganti nei confronti degli altri?
Perché siamo disposti a consigli cinici e violenti nei confronti di tutti?
Perché diamo agli altri la realtà e per noi chiediamo un sogno?
Perché diciamo a tutti di scrivere 2 + 2 = 4 anche se abbiamo sempre scritto 2 +2 = 5?
A chi ha assaggiato la vita, anche una sola volta, non può essere sfuggito quel brivido. Quello che si sente mentre Pavarotti dice “nessun dorma”, quello che senti durante una carezza data al momento giusto dalla persona giusta, quello che ti scombussola quando in una notte d’estate c’è qualcuno che ti abbraccia mentre guardi le stelle.
E per chi lo conosce, quel brivido, quell’emozione vale più di una vita intera.
La nostra vita dovrebbe essere proiettata in tutto e per tutto verso quella sensazione, eppure non è così. Lasciamo i nostri sentimenti sotto il cuscino la mattina, e li riabbracciamo per qualche minuto prima di coricarci. A volte è così, a volte no. Forse non è il caso di esagerare però mi chiedo:
perché?
Perché una brava moglie è disposta anche a prendersi gli schiaffoni dal marito?
Perché sta zitta e lascia che tutto ciò avvenga?
Perché non reagisce?
Perché non spezza quella catena di violenza?
E mi rispondo:
forse
forse in una di quelle notti al cacao. Quelle che si sbriciolano, piano piano. Quelle in cui tutte le addizioni le lasci fuori dalla porta per un attimo. Forse in una di quelle notti “un po’ così”, mentre siamo in bagno, passa quella canzone che forte forte ti fa rivenire su quel brivido. Quella canzone che passa alla radio. Quella canzone che tra miliardi di canzoni non avresti mai pensato di mettere su. Quella che passa come un turbine, porta via tutto e ti lascia in mano una penna.
Allora, e solo allora, riapri la porta del bagno, lasci rientrare tutte le tue addizioni e dopo l’uguale scrivi un bel 5. Magari anche con qualche fronzolo. E solo allora la vera addizione ha un senso. Solo allora possiamo scrivere un bel 4 mastodontico dopo l’uguale. Solo allora capisci che il segreto, la ricetta di quel brivido sta proprio in quella nottata al cesso, dopo gli schiaffi di un marito ubriaco, dopo che hai visto un amico uccidersi con le sue mani, dopo che hai dedicato il tuo tempo a una persona che non ti meritava. Dopo che hai visto il buio, quello più profondo, e tutto è stato portato via. Tutto tranne te. Tranne la tua coscienza. Ed è quello il momento in cui ti commuovi. Il momento in cui percepisci la grandezza dell’uomo rispetto all’infinità del caso. Del destino.
Forse. Forse è così. O forse no.
Superheroes
Questo è per le persone che se ne vanno, per quelle che ti mancano, per quelle che non ci sono quando ne hai bisogno. Però è anche per chi non va via, per chi resta e ti regge il mondo quando tutto sta per crollare.
È la storia di chi scompare, di chi ci dobbiamo lasciare alle spalle e di chi non torna mai indietro.
È la storia che non vi racconto e che conoscete, la storia degli amori che ci deludono, che ci spezzano, che ci lasciano un grande vuoto nel cuore. Quel vuoto di chi ama e non può amare, di chi sogna e non può vivere il suo sogno, di chi vorrebbe vivere e non ha tempo per farlo.
È la mia vita, è la vostra, è quella di tutti, anche di quelli che non la raccontano. È la storia del nostro mondo, del nostro mondo difettoso dove ci sono cose che non possiamo fare, dove ci sono vite che non possiamo vivere, dove ci sono sogni che non possiamo sognare e dove ci sono persone che non possiamo amare.
Questo è per ognuno di noi, per quelli che hanno bisogno di un supereroe, di qualcuno che difenda la sua vita e i suoi sogni, che difenda la porzione di mondo felice a cui tutti abbiamo diritto. È per tutti voi, per dirvi che il mondo ce lo dobbiamo migliorare da soli, senza aver fretta di trovare il sogno che ripaghi ogni nostra sofferenza, ma con la tranquillità di renderlo possibile a tutti. Forse in un mondo perfetto, tutti saremmo felici, ma questo non è un mondo perfetto e infatti…anche se non sapete chi, sappiate che mi manca come se non ci fosse un domani.
“Il solito squilletto delle tre.”
Mmm, a chi delle due ti riferisci..? Oppure è tutto un sogno?
bello lo squilletto delle tre
ed è a prima volta che questa stronzata dello squilletto tra adolescenti-giovani squattrinati e non mi piace un po’
e mi fa tenerezza
e mi sembra dentro una strada
di crescita e di affetti
bello ’sta volta lo squilletto che alle tra ti fa uscire dalla stanza blu
belle frasi, tenerezza poca e tanta sofferenza.
un nostalgico squilletto al 3336364576 mi ridarebbe vita. in quelle quattro mura blu. nei sogni di quel cielo infinitamente da sogno
Anche io, come altri, capito qui per caso, non volendo, cercando “altro”.. e non aspettandomi di trovare parole così vicine a me; così dirette e incisive da farmi riflettere, pensare, sognare.
beh, allora “serendipity” esiste davvero..