Molte delle foto che vedrete sono mie, altre no, però le tengo strette perchè mi parlano della bellezza di ciò che è qui, intorno a me, e che da qui non può fuggire.

E’ strano pensare che per vedere la bellezza del mondo, per non farla scappare, ci vogliano delle macchine con un occhio solo, macchine che in fondo in fondo non hanno nulla di bello.

Però con quel loro occhio forse vedono meglio di noi, un pò come Polifemo e Ulisse: Polifemo col suo unico occhio aveva scoperto dov’era la felicità, era lì sulla sua isola tra le sue pecore e da lì non doveva scappare; Ulisse, che di occhi ne aveva due, la felicità non l’aveva capito che era accanto a lui, nel suo letto a Itaca e allora parte rovinandosi la vita, rovinando persino la felicità del povero Polifemo..

 

Bacio dell’Hotel De Ville ( Robert Doisneau)

 

In questa notte d’autunno

Sono pieno delle tue parole
Parole eterne come il tempo
Come la materia
Parole pesanti come la mano
Scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
Dal tuo cuore mi sono giunte le tue parole
Le tue parole cariche di te
Le tue parole, madre,
Le tue parole, amore,
Le tue parole, amica,
Erano tristi, amare
Erano allegre, piene di speranza
Erano coraggiose, eroiche
Le tue parole erano uomini.
Nazim Hikmet

 

Raindrops (Giovanni Di Stefano)

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Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca

 

Me, Myself and I (Giovanni Di Stefano)

 

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“Quante migliaia di volte aveva visto la propria faccia e, sempre, con quella stessa impercettibile smorfia. Contraeva le labbra, quando si guardava allo specchio. Era come per dare alla sua faccia una maggiore intensità. Quella era lei: intensa, acuta come un dardo, decisa, precisa.”

Virginia Woolf (Mrs. Dalloway)

 

E penso a te (Giovanni Di Stefano)

 

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E penso a te

 

Non so con chi adesse sei

non so che cosa fai

ma so di certo a cosa stai pensando:

è troppo grande la città

per due che come noi

non sperano però si stan cercando.

Cercando…

 

Lucio Battisti

 

 

Il Ciclo degli Angoli

L’arte è la suprema maestra del vivere: come la pittura insegna a guardare, come la letteratura insegna a parlare, come la scultura insegna a toccare, come l’architettura insegna ad abitare allo stesso modo la fotografia insegna ad osservare. Guardando una foto ci viene spontaneo credere di osservare un istante della vita di qualcosa o di qualcuno, ma al contrario in quella foto non si è fatto altro che “bloccare” tutto ciò che è successo PRIMA di quello scatto fatale. Fermare una storia, fermarla come se si potesse assicurare un diritto di possesso eterno nei confronti di quelle sensazioni e di quelle persone e di quelle azioni che danno vita a quel ricordo impalpabile. Fermare per un istante il mondo intero, bloccarlo in una foto e in quello scatto raccontare tutto ciò che ha condotto quell’immagine sulla pellicola. Raccontare quella storia come se potesse vivere per sempre, senza rischiare di essere dimenticata dietro ad un angolo, ma… forse la vita non è altro che una serie di svolte, svolte dietro ad angoli più o meno acuti, angoli che a volte non ci chiudono una strada ma ci aprono un mondo.

Senza titolo # 01 (Giovanni Di Stefano)

 

 

 

 

Senza titolo  # 01

Ode su un’urna greca

 

Sì, le melodie ascoltate sono dolci, ma più dolci
Ancora son quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
Continuate, ma non per l’udito; preziosamente
Suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
E tu, amante audace, non potrai mai baciare
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
E tu l’amerai per sempre, per sempre così bella.

John Keats

2 Risposte a “Polifemo”

  1. Marlene detto

    …Stavo cercando un dipinto di Munch…intitolato i buchi neri…
    il destino ha fatto scivolare questa pagina sotto ai miei occhi…
    Poi ho letto Creep…in alto a sinistra…si sentiva il rumore della mia anima in frantumi, tagliare l’involucro stanco che la contiene…e si…era proprio, la canzone dei Radiohead…la stessa che ascoltavo…mentre mi pioveva nello stomaco…un po’ d tempo fa…
    Infine…ho trovato questa foto….questo bacio…che la mia mente rimanda a una Vocchia Parigi…la Parigi di “O”…e anche quella che non sapremo mai.
    Voglio avere coraggio…come un viandante che decide comunque d riprendere il viaggio, dopo aver bussato a una porta…e non aver ottenuto nessuna risposta…
    …Stupore, tratti irregolari Van Gogh, il sogno nel cassetto…e il rospo…che aspetta d essere baciato…o forse…aspetta solo che qualcuno c creda…

  2. Giada detto

    chi sei tu?per un semplice errore ti ho scovato…ho visto la tua foto,il tuo sguardo,quell’espressione persa nei propri pensieri…mi hai colpito,stravolto,se tu ora mi chiedessi di scappare con te ti risponderei di si,senza pensarci,senza rifletterci…chi sei tu che nel buio della notte oserai inciampare nei miei più profondi pensieri?

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